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Intervista pubblicata dal giornale “La Prealpina” del 07.07.2018

L’aumento di treni merci lungo il Verbano, che sta spingendo alcuni che hanno seconde case a venderle, potrebbe portare ad una sorta di “class action”.

Nei giorni scorsi l’idea è corsa in rete tra alcuni stranieri che qui passano le loro estati da molti anni.

Se sia fattibile ora o meno è tutto da vedere, come ha indicato l’Avv. Luca Gentilini di Porto Valtravaglia, una delle aree più colpite dal problema, che è pure consigliere di minoranza in Comune. E proprio da questa posizione non risparmia critica alla politica che, a suo dire, si è mossa tardi ed in maniera poco omogenea. Sul fronte legale la vicenda è complessa.

“In seguito al completamento del tunnel ferroviario sotto il Monte Ceneri, previsto per il 2020, sulla linea ferroviaria Luino-Gallarate – spiega Gentilini- transiterà gran parte del traffico merci proveniente da AlpTransit. L’accordo tra le ferrovie italiane e quelle svizzere prevede diverse opere di adeguamento; per il momento, i primi interventi sul fronte delle barriere fono-assorbenti, sono previsti nella città di Gallarate dove si concentra la maggior densità di popolazione”.

Dunque, non esiste una tutela legale? “Preliminarmente – prosegue – occorre spiegare che, in base al contenuto dell’art. 844 del Codice Civile, relativo alle immissioni provenienti dai fondi vicini, una tutela giudiziaria è prevista solo nel caso in cui le immissioni (vibrazioni e rumore ndr) superino la soglia della normale tollerabilità.In tale ipotesi, a seconda della gravità del singolo caso concreto, si potrà richiedere una tutela solo risarcitoria ovvero una tutela sia inibitoria che risarcitoria. Nel primo caso il Giudice potrà prevedere un mero indennizzo economico a favore di colui che subisce le immissioni. Nel secondo caso si potrà ottenere un provvedimento giudiziale che vieti l’attività che provoca l’immissione con accorgimenti tecnici per eliminare o ridurre l’intensità dell’immissione stessa oltre al risarcimento del danno”.

“Facendo riferimento ad un caso concreto, nel 2003 il Tribunale di Padova, accertata l’illiceità delle immissioni derivanti da attività di movimentazione di vagoni ferroviari – spiega Gentilini – condannava Trenitalia S.p.A. a realizzare un sistema di oliatura periodica delle rotaie e degli impianti nonché al risarcimento dei danni ai residenti che avevano promosso il giudizio. La sentenza è stata impugnata da Trenitalia S.p.A. in Corte d’Appello ed in seguito la questione è stata posta all’attenzione anche della Corte di Cassazione che ha ritenuto corretta la decisione del Tribunale di Padova, nella parte in cui, dopo aver operato il doveroso bilanciamento tra le esigenze della produzione e il diritto alla tranquillità della vita dei residenti, aveva imposto a Trenitalia S.p.A. i suddetti accorgimenti al fine di riportare le immissioni al di sotto della soglia della normale tollerabilità nonché la condanna al risarcimento del danno”.

 

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